Riforma della riscossione: arriva lo stralcio delle cartelle esattoriali in cinque anni

La riforma della riscossione porta in dote alcune novità per i contribuenti: dopo cinque anni arriva lo stralcio automatico delle cartelle esattoriali. Anche se gli enti creditori avranno la possibilità di affidare le operazioni di recupero ai privati o richiedere nuovamente l’intervento dell’Agenzia delle Entrate Riscossione.

Il testo sul decreto della riforma della riscossione porta un’altra importante novità: un meccanismo attraverso il quale vengono allargate progressivamente le rate per saldare i debiti. Si partirà dalle 84 previste per il 2025 per salire alle 120 del 2031. Sostanzialmente la novità prevede l’introduzione di 12 tranches ogni anno fino al 2031, arrivando a permettere ai contribuenti di spalmare nel corso di dieci anni il proprio debito con il fisco.

Ma entriamo nel dettaglio e scopriamo cosa prevede la riforma della riscossione.

Stralcio automatico delle cartelle esattoriali

Sicuramente una delle novità più rilevanti della riforma della riscossione è quello relativo allo stralcio automatico delle cartelle esattoriali. L’obiettivo di questa misura è quella di sollevare l’Agenzia delle Entrate Riscossione dal recupero di quei crediti di difficile esigibilità.

Ma cosa cambia, sostanzialmente, per i contribuenti a seguito dell’introduzione di questa importante novità? Il comunicato stampa diramato dal governo e le prime anticipazioni ci permettono di delineare quali siano i criteri adottati dall’Esecutivo per lo stralcio delle cartelle esattoriali. È importante sottolineare che non si tratterà di una misura straordinaria, come quella che è stata introdotta attraverso la tregua fiscale. Ma si tratta di un nuovo criterio attraverso il quale si procederà a cancellare dai magazzini dell’AdER i crediti che non sono stati riscossi.

Ma cerchiamo di capire meglio. Per le quote delle cartelle esattoriali che verranno affidate a partire dal 1° gennaio 2025, la nuova misura prevede il discarico automatico della stessa entro il 31 dicembre del quinto anno successivo. A questa regola generale fanno eccezione i ruoli i cui crediti risultano essere oggetto di procedure esecutive, concorsuali o che rientrino all’interno di accordi di ristrutturazione del debito, gestiti ai sensi del codice della crisi d’impresa.

Nel decreto sulla riforma della riscossione dovrebbe trovare spazio anche la possibilità di anticipare i tempi. Sostanzialmente verrebbe affidata all’AdER la facoltà di inviare – in qualsiasi momento – una comunicazione all’ente creditore del discarico anticipato. Questa operazione può essere effettuata quando ci si trova davanti ad un fallimento o ad una liquidazione giudiziale del debitore. O quando i contribuenti risultano essere nullatenenti.

Riforma della riscossione: arrivano i privati

Per le attività di riscossione entrano in gioco anche i privati. Gli enti creditori, infatti, potranno affidarsi a soggetti terzi per il recupero dei crediti, anche dopo che è arrivato il discarico da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. Su questo punto il comunicato stampa del Governo chiarisce quanto segue:

Il discarico non comporta automaticamente l’estinzione del debito, pertanto l’Ente creditore può provvedere autonomamente alla riscossione del credito non prescritto o, in presenza di nuovi e significativi elementi reddituali o patrimoniali del debitore, riaffidarlo ad AdER.

Questo significa, in altre parole, che i singoli enti avranno la possibilità di affidarsi anche a dei soggetti privati per recuperare i propri crediti. O anche richiedere nuovamente l’intervento dell’Agenzia delle Entrate Riscossione: in questo caso, però, deve esserci una prova della possibilità di andare ad incassare le somme che non sono state pagate a tempo debito.

L’attività di recupero effettuata dall’AdER e il discarico automatico verranno sottoposte ad un’attività di controllo dell’Ente creditore e del MEF.

Debiti fiscali: aumenta la rateazione

Uno dei capitoli più importanti della riforma della riscossione è quello costituito dall’ampliamento del numero delle rate attraverso le quali saldare le cartelle esattoriali. Entrando un po’ più nel dettaglio, i calendari delle rate si allungheranno come segue:

per il 2025 ed il 2026: quota 84;
per il 2027 ed il 2028: quota 96;
per il 2029 ed il 2030: quota 108;
dal 2031: quota 120.

Il numero di rate cresce progressivamente per riuscire a conciliare il più possibile i conti – che sono travolti dal rigonfiamento del Superbonus a 150 miliardi di euro -, il debito pubblico e il tentativo di dare una possibilità ai contribuenti di saldare le pendenze fiscali. Allungare i piani di pagamento, senza dubbio, ha un impatto inevitabile sui flussi di cassa. La riduzione delle quote annuali da versare viene compensata solo parzialmente dagli interessi, che sostanzialmente vanno a cancellare gli sconti effettuati al contribuente. Ma determinano tempi più lunghi per gli incassi alla finanza pubblica.

Questo è il motivo per il quale l’allungamento dei tempi di rateazione non viene introdotto immediatamente. Ogni passaggio biennale verso un programma di versamenti più estesi viene preceduto da una verifica delle ricadute finanziarie che l’operazione potrebbe determinate.

L’arretrato che deve essere ancora incassato

Sicuramente l’aspetto più delicato di quanto abbiamo visto fino a questo punto è costituito dal cosiddetto magazzino dei crediti non riscossi. Come abbiamo visto il governo ha intenzione di avviare un’operazione certosina per andare a cancellare quelli che, ad oggi, sembrano impossibili da incassare. Senza per questo andare a pesare troppo sulla finanza pubblica.

Ad oggi l’arretrato da recuperare ammonta a qualcosa come 1.2025,06 miliardi di euro. La maggior parte di queste imposte e sanzioni – che in molte occasioni è di piccola entità – risulta essere quasi tutta perduta, perché coinvolge delle persone defunte, delle imprese fallite o chiuse. La chance di riuscire a recuperarne solo una parte – una recente stima parla di 100 miliardi di euro – ha portato all’ipotesi di far nascere un’apposita commissione per cercare di trovare delle soluzioni.

In sintesi

La riforma della riscossione introduce due importanti novità per i contribuenti: lo stralcio automatico delle cartelle esattoriali dopo cinque anni e tempi più lunghi per saldare i debiti con il fisco.

È bene ricordare che lo stralcio non costituisce una sorta di tregua fiscale, perché gli enti creditori hanno la possibilità di affidare ad enti terzi – se ne sussistono i presupposti – le operazioni di recupero del credito.

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