Isee 2024: i chiarimenti dell’Inps sui Titoli di Stato

Attraverso la Legge di Bilancio 2024 è stata introdotta un’importante novità per quanto riguarda l’Isee. Nel calcolarlo devono essere esclusi i Titoli di Stato e i prodotti finanziari di raccolta del Risparmio con obbligo di rimborso assistito dalla garanzia dello Stato.

Nel corso di queste settimane, le famiglie hanno iniziato a compilare la DSU per ottenere l’Isee 2024. Ma i Titoli di Stato e gli altri prodotti finanziari che rientrano nell’esclusione, continuano ad essere contenuti al suo interno. A fare il punto della situazione ci ha pensato l’Inps, con il messaggio n. 165 del 12 gennaio 2024, grazie al quale ha chiarito che l’entrata in vigore di questa disposizione non è immediata. Una mossa che però ha attirato non poche critiche da parte degli italiani.

Risulta, infatti, essere subordinata all’approvazione delle modifiche al regolamento con il quale viene disciplinato l’Isee. Per il momento, quindi, non cambia nulla: nella compilazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica è necessario indicare tutti i rapporti finanziari posseduti dalla famiglia al 31 dicembre 2022. Compresi i Titoli di Stato e quelli assistiti dalla Garanzia di Stato.

Ma entriamo nel dettaglio e cerchiamo di comprendere cosa sia accaduto.

Isee: i Titoli di Stato rimangono nel calcolo

Attraverso il messaggio n. 165 del 12 gennaio 2024 l’Inps ha spiegato che i Titoli di Stato ed i prodotti finanziari assistiti dalla garanzia dello Stato continueranno a rimanere all’interno delle Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per calcolare l’Isee.

Il messaggio dell’Inps risulta essere molto importante, perché fornisce alcuni chiarimenti su una novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2024, che aveva previsto che fino ad un valore complessivo pari a 50.000 euro, i Titoli di Stato ed i prodotti finanziari di raccolta del risparmio con obbligo di rimborso assistito dalla Garanzia di Stato, non venissero conteggiati nell’Isee. Al momento, infatti, non è stata ancora introdotta una modifica ufficiale perché la norma diventi operativa.

Questo significa, in altre parole, che tutte le dichiarazioni sostitutive che verranno presentate nel corso di questi giorni dovranno continuare a contenere i suddetti investimenti. Almeno fino a quando non interventa un decreto attuativo ed una norma che permettano di escluderli.

Gli ostacoli da dover rimuovere

A costituire un vero e proprio ostacolo all’eliminazione dalla DSU dei Titoli di Stato è il DPCM n. 159 del 2013, attraverso il quale sono stati rivisti e corretti i criteri per il rilascio dell’Isee, che era stato istituito quindici anni prima.

È bene ricordare che l’indicatore della situazione economica equivalente è uno strumento che serve a misurare la condizione economica delle famiglie. Viene utilizzato per permettere l’accesso ad alcune agevolazioni. Ma non solo, serve anche a determinare in quale entità sia possibile accedere alla varie misure di welfare.

Volendo sintetizzare al massimo, l’Isee costituisce la somma della situazione reddituale e del 20% della situazione patrimoniale di una singola famiglia. Su questi dati viene applicata la scala di equivalenza, che a sua volta si basa sulla composizione numerica della famiglia e sulla tipologia della stessa.

All’interno della componente patrimoniali vi rientrano gli immobili e gli investimenti mobiliari, come ad esempio il conto corrente. Quest’ultimo viene certificato dalla cosiddetta giacenza media o dal saldo relativo alla seconda annualità precedente. Vi rientrano, inoltre, i seguenti prodotti:

certificati di deposito;
obbligazioni;
Titoli di Stato;
quote di organismi di investimento collettivo del risparmio;
azioni.

Quanto pesano i Titoli si Stato nell’Isee

Come abbiamo visto l’Isee costituisce un importante parametro sul quale si determina l’accesso o meno ai servizi delle famiglie. Sia per quelli che non sono erogati direttamente dall’Inps, come ad esempio le tasse universitarie o la mensa scolastica, sia per le prestazioni che passano direttamente dall’istituto, come ad esempio l’assegno unico o l’assegno di inclusione sociale.

Ricordiamo che le dichiarazioni sostitutive unificate che si presentano quest’anno fanno riferimento al 2022: in quell’anno le famiglie italiane possedevano Titoli di Stato per un valore pari a 212,7 miliardi di euro, che corrispondono al 7,7% del debito pro tempore, che in quell’anno risultava essere pari a 2.757 miliardi di euro.

Isee: le soluzioni previste

Inserire o meno gli investimenti nei Titoli di Stato nella DSU modifica in maniera decisa il valore dell’Isee. Per molte famiglie questo potrebbe comportare l’impossibilità di accedere a determinate agevolazioni. E anche quando gli venissero erogate lo stesso, potrebbe aver diritto a delle cifre minori rispetto a quanto si aspettasse.

Ma cosa possono fare i diretti interessati a questo punto? L’unica soluzione, per quanti sono in possesso di questi investimenti, è quella di attendere a richiedere l’Isee. Ma solo se è in una situazione che lo può fare: in caso contrario non può che richiederlo e sottostare ai parametri previsti. Ricordandosi, comunque vada, che con le regole attuali l’indicatore ottenuto risulterà essere maggiore.

È bene ricordare, inoltre, che a partire dal mese di ottobre 2023 la rielaborazione dell’Isee è a pagamento. I CAF, ossia i Centri di Assistenza Fiscale, hanno la possibilità di richiedere un contributo che, almeno nella maggior parte dei casi, si può attestare intorno ai 25 euro. Questo obolo può essere richiesto quando l’Isee viene rielaborato a causa di un’errata indicazione di redditi o patrimoni.

Chi nel 2022 avesse avuto in portafoglio dei Titoli di Stato fino a 50.000 euro, se lo può fare, può attendere. Il Governo potrebbe emanare a breve – sottolineiamo che questa non è una certezza al momento – un provvedimento per rendere attuativa la modifica dell’Isee introdotta con la manovra. E potrà in questo modo ottenere lo sconto Titoli di Stato.

Isee precompilato

Il discorso cambia, invece, per chi è in grado di padroneggiare l’Isee precompilato presente sul sito dell’Inps. L’alternativa potrebbe essere quella di farlo ora con il CAF e modificarlo successivamente in completa autonomia senza dover pagare niente.

Molto pragmaticamente è possibile, una volta che sia arrivato il decreto attuativo, accedere all’Isee precompilato sul sito dell’Inps, dove si procederà alla rielaborazione togliendo una voce del patrimonio mobiliare e lasciando il resto invariato.

In sintesi

Per il momento i Titoli di Stato rimangono all’interno dell’Isee in attesa del decreto attuativo del Governo. Fino a quel momento non sarà possibile toglierli dalla DSU.

Le famiglie hanno due possibilità:

attendere e richiedere l’Isee in un secondo momento. Soluzione adottabile solo e soltanto se hanno la possibilità di attendere. Non si sa, al momento, quando arriverà il decreto attuativo;
modificare l’Isee in un secondo momento, ricordando che se l’operazione viene fatta presso un CAF potrebbe avere un costo.

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