Investire in azioni: come gestire correttamente guadagni e perdite sotto il profilo fiscale

Cosa comporta, sotto il profilo fiscale, investire in Borsa? Nel momento in cui si comprano delle azioni si devono pagare delle tasse? O lo si deve fare nel momento in cui sono messe in vendita? Sono diverse le domande a cui deve rispondere un potenziale investitore, nel momento in cui opera in Borsa. Molte di questi riguardano gli aspetti fiscali di questo tipo di operazione.

Oggi come oggi la possibilità di investire in azioni è alla portata di ogni singolo risparmiatore, anche se la conoscenza dei mercati e la dinamica del loro andamento non è alla portata di tutti. Nonostante ciò, ogni anno aumenta il numero delle persone che iniziano ad interessarsi dei mercati azionari. E quando ci sono periodi di forte volatilità i guadagni e le perdite possono essere ingenti.

Prima di intraprendere qualsiasi tipo di attività nei mercati finanziari ed iniziare ad investire in azioni è sempre bene documentarsi. E, soprattutto, conoscere quali sono le opportunità ed i rischi del mercato. Oltre a questo è necessario informarsi per bene su quali siano le caratteristiche delle società emittenti. Mantenere in salute i propri investimenti passa da alcune regole basilari che valgono un po’ per tutti:

diversificare;
fissare i propri obiettivi;
gestire il rischio.

Ma entriamo un po’ nel dettaglio.

Azioni: cosa sono

Prima di addentrarci negli aspetti fiscali degli investimenti è bene capire cosa siano le azioni. Stiamo parlando, in estrema sintesi, di titoli che rappresentano una quota di proprietà dell’azienda. Nel momento in cui un investitore acquista un’azione si diventa – appunto – azionista e ha diritto ad una parte dei profitti dell’azienda, che vengono erogati sotto forma di dividendi. L’investitore, inoltre, ha il diritto di voto nelle assemblee azionarie per prendere delle decisioni che riguardano il futuro dell’impresa.

Nel corso del tempo il valore delle azioni può aumentare o diminuire, condizionate dalle performance nel tempo dell’impresa oltre che da vari fattori di mercato. Sostanzialmente le azioni costituiscono uno strumento per investire in una determinata azienda e trarre vantaggio dalla crescita e dai successi che l’impresa stessa riesce ad ottenere nel corso del tempo.

È bene sottolineare che le azioni costituiscono dei titoli rappresentativi del capitale di una S.p.A., ossia una Società per Azioni. Questo tipo di società – almeno in Italia – sono le uniche autorizzate a rilasciare dei titoli azionati. Per farlo – solo alcune di queste – si quotano alla Borsa Valori Milano, in modo da mettere in contatto i potenziali acquirenti con i soci venditori. In questo modo le azioni vengono vendute o acquistate. La Borsa, quindi, costituisce a tutti gli effetti un vero e proprio mercato, dove è possibile vendere o acquistare delle azioni.

Performance delle azioni: come si valuta nel corso del tempo

Come si fa a sapere se un investimento in azioni ha reso o meno nel corso del tempo? Sono diversi i modi che si possono adottare per valutare la loro performance:

rendimento delle azioni. Volendo sintetizzare al massimo, il rendimento delle azioni costituisce il guadagno o la perdita che sono stati generati dalla variazione del prezzo dell’azione. Il calcolo mette in stretto rapporto la variazione del prezzo delle azioni con il prezzo iniziale di acquisto;
rendimento complessivo. Questo parametro è lo strumento più ampio per determinare la performance delle azioni, perché include anche i dividendi;
indice di riferimento. È possibile, inoltre, confrontare la performance di una singola azione con un determinato indice di riferimento, come ad esempio l’S&P 500. In questo modo è possibile valutare se sta performando meglio o peggio rispetto alla media del mercato;
analisi fondamentale. Grazie a questo strumento è possibile valutare i fondamentali economici e finanziari di una determinata impresa. Tra i dati presi in esame ci sono i profitti, il rapporto tra prezzo e valore, che servono a determinare se l’azione è stata sopravvalutata o sottovalutata;
analisi tecnica. Serve ad analizzare i dati storici del prezzo e del volume per andare ad identificare le tendenze e le opportunità di trading.

Senza dubbio risulta essere importante andare a combinare queste tecniche in modo da avere una visione completa e precisa di quali siano le performance degli investimenti azionari.

Guadagni azionari: come vanno tassati

A questo punto è necessario rispondere alla domanda di apertura. Come devono essere tassati i guadagni che arrivano dalle azioni? A fornire delle indicazioni precise in questo senso ci ha pensato l’articolo 67, comma 1, lettera c) e c-bis) del TUIR, il quale ha stabilito che le plusvalenze che derivano dalle cessioni a titolo oneroso delle partecipazioni azionarie realizzate dalle persone fisiche residenti in Italia rientrano tra i redditi diversi. Non devono, però, essere maturati nel corso dell’esercizio di impresa – ai sensi dell’articolo 81 e seguenti del TUIR – o di arti o professioni – articoli 53 e 54 del TUIR-.

Entrando nel dettaglio, i proventi determinati dalla cessione delle azioni costituiscono dei redditi diversi di natura finanziaria che devono essere assoggettati – in maniera differenziata – al regime del capital gain, a seconda del tipo di partecipazione che il contribuente possiede.

Nel caso in cui l’investitore sceglie l’applicazione del regime del risparmio amministrato o del risparmio gestito, la tassazione viene effettuata o direttamente dall’istituto bancario o avviene nella dichiarazione dei redditi.

Generalmente la tassazione del capital gain che viene applicata è al 26%. La stessa tassazione viene applicata anche ai dividendi che vengono staccati periodicamente. Qualora, invece, l’operazione di compravendita delle azioni dovesse comportare delle perdite – quindi un minusvalenza – il contribuente la potrà mettere questa in un cassetto fiscale e la potrà utilizzare nell’arco di quattro anni per compensare eventuali guadagni. entro 4 anni. Questo significa che se dalle operazioni di compravendita di determinate azioni ci sia una plusvalenza di 10.000 euro e una minusvalenza di 2.000 euro dalla vendita di altre, la tassazione al 26% si applica unicamente su 8.000 euro.

Distinzione tra redditi diversi e redditi da capitali

In precedenza abbiamo accennato ai redditi diversi. È bene sottolineare che in questo ambito è molto importante fare la distinzione dai redditi da capitale:

il reddito da capitale è considerato certo e costituisce, ad esempio, l’interesse su un mutuo, la cedola di un’obbligazione o il dividendo di una qualsiasi azione;
il reddito diverso per sua natura è incerto e viene maturato a seguito di una compravendita di azioni, che può avvenire in un periodo favorevole.

La distinzione è fondamentale perché nel primo caso si profila un’attività professionale, nel secondo solo la rivalutazione di uno strumento finanziario.

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