Granchio blu, contributi a fondo perduto al via per le aziende danneggiate dall’invasione

Dal 16 febbraio al 22 marzo i soggetti danneggiati dall’invasione del granchio blu potranno chiedere i contributi a fondo perduto messi a disposizione dallo Stato. La misura passa attraverso il Masaf, Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al quale vanno indirizzate le domande.

Contributi a fondo perduto contro il granchio blu

La somma stanziata ammonta a 10 milioni di euro, ai quali vanno ad aggiungersi somme eventualmente messe a disposizione dalle singole regioni. Il Veneto, una delle regioni più flagellate dal fenomeno, ha ad esempio messo a disposizione ulteriori 200 mila euro.

I destinatari della misura sono i consorzi, le imprese di pesca e dell’acquacoltura che abbiano subito danni dalla prolificazione del callinectes sapidus e del portunus segnis. Tali realtà imprenditoriali alla data dell’1 gennaio 2022 dovevano già disporre di almeno un’unità produttiva stabilmente operativa sul territorio nazionale e dovevano già aver attivato i codici Ateco 03.1, 03.2. e 03.11.
I contributi sono validi per le spese sostenute dall’1 gennaio al 31 dicembre 2023. Vengono ripagati il 100% delle spese per la protezione degli allevamenti e l’80% dei costi relativi a semina e ripopolamento.

Le domande vanno presentate sull’apposita piattaforma predisposta dalla Direzione della pesca marittima e dell’acquacoltura del Misaf.

Imprese escluse

Sono escluse dal beneficio:

le imprese che si trovano in condizione di difficoltà (a meno che tale condizione non sia imputabile ai danni del granchio blu);
le imprese destinatarie di un ordine di recupero pendente a seguito di una precedente decisione della Commissione che dichiara un aiuto illegale e incompatibile con il mercato interno e che non hanno rimborsato o versato in un conto bloccato l’importo totale dell’aiuto illegittimo e incompatibile, inclusi gli interessi di recupero.

Il granchio blu è commestibile: da calamità a risorsa

Il granchio blu ha colonizzato parte dei mari italiani facendo strage di cozze, vongole e pesci.

La misura, spiega il Masaf, è stata disposta “per fronteggiare le fluttuazioni di abbondanza del granchio blu e avviare la semina, il ripopolamento e la protezione degli impianti”.
Recentemente il governatore del Veneto Luca Zaia si è rivolto al governo parlando di un’emergenza che perdura da tempo. Zaia ha chiesto perciò di deliberare lo stato di calamità.

Come ha ricordato il ministro del Masaf, Francesco Lollobrigida, lo stanziamento va ad aggiungersi ad altre misure messe a disposizione dal governo: “Oltre allo stanziamento da 2,9 milioni di euro previsto ad agosto scorso, è stato istituito un Fondo ad hoc da 500mila euro l’anno, per rimborsare una parte degli oneri previdenziali versati dalle imprese dell’acquacoltura. Senza dimenticare che siamo intervenuti anche per estendere l’applicazione del Fondo di solidarietà nazionale, previsto dal decreto legislativo 102 del 2004”.

Nelle intenzioni del governo e di Coldiretti, il granchio blu potrebbe trasformarsi da calamità in opportunità. Il crostaceo è commestibile e ha alti valori nutrizionali. Nei mesi passati, la Confederazione nazionale coltivatori diretti ha promosso degli show cooking per mostrare come cucinare il granchio blu realizzando ricette gustose e facili da replicare a casa. Coldiretti e politici hanno a più riprese invitato i ristoratori a proporre il granchio blu nei menu.

“Auspico che le azioni messe in atto dal governo possano trasformare un’emergenza in un’opportunità – ha detto il ministro Lollobrigida – perché il granchio blu può essere una grande risorsa sia per le sue proprietà nutrizionali, in particolare la forte presenza di vitamina B12, sia per i potenziali mercati di sbocco, anche internazionali che si possono raggiungere. Con l’inserimento nell’elenco delle denominazioni delle specie ittiche di interesse commerciale del granchio blu si è dato avvio alla valorizzazione del prodotto che dovrà essere poi sviluppata attraverso una strategia mirata alla realizzazione di una vera e propria filiera di consumo”.

Ma gli esperti sono alla ricerca di soluzioni contro la proliferazione del granchio blu anche tramite la sua trasformazione in asfalto, biogas o mangime.

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