Concordato preventivo, spunta il problema partite Iva: il 56% della platea è sotto la soglia di affidabilità

Il concordato preventivo biennale mette a dura prova circa 1,5 milioni di partite Iva durante la fase di valutazione fiscale. Le stime iniziali basate sulle dichiarazioni dei redditi per il periodo d’imposta 2022 indicano che circa il 56% di loro si trova al di sotto dell’8, che è il punto di partenza per il regime di incentivi fiscali. Questa soglia rappresenta il punto di riferimento iniziale dal quale l’Agenzia delle Entrate inizia a valutare l’affidabilità fiscale completa, su cui verrà basato il processo graduale di adeguamento ai requisiti di reddito richiesti per il piano di ristrutturazione biennale.

L’affidabilità delle partite Iva

Il concordato preventivo biennale, come ha spiegato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, sarà progressivo e non richiederà salti improvvisi che potrebbero scoraggiare la partecipazione. In altre parole, non si chiederà un aumento repentino, ad esempio, da un voto di “3” a uno di “8” nelle valutazioni fiscali, ma piuttosto si punta a migliorare gradualmente il punteggio dei contribuenti che finora hanno mostrato minor propensione ad aumentare i redditi dichiarati.

Le cifre in costante evoluzione su cui si è avviato il dialogo con le varie categorie produttive, anche in considerazione delle correzioni da apportare agli Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale (ISA), hanno registrato un aumento complessivo della quantità di contribuenti che hanno presentato le loro dichiarazioni. Si è passati da 2,4 milioni di dichiarazioni per il 2022 a poco più di 2,7 milioni per il 2023. Fondamentalmente, i livelli son ritornati a quelli pre-Covid, quando non erano presenti una serie di esenzioni dall’obbligo di presentare la dichiarazione fiscale a causa delle restrizioni commerciali imposte per contrastare la diffusione della pandemia. Di conseguenza, vi è un numero potenzialmente maggiore di imprese, società, professionisti e lavoratori autonomi che potrebbero essere interessati a negoziare con l’Agenzia delle Entrate per proteggere il loro reddito e le imposte da pagare per un periodo di due anni.

Se il 56% non è affidabile, ne consegue quindi che solo il 44% dei contribuenti lo è, avendo così accesso ai vari livelli di benefici offerti dall’Agenzia delle Entrate. Fondamentalmente, questi vantaggi comprendono una serie di agevolazioni che vanno dalla semplificazione delle procedure per i rimborsi e le compensazioni all’esclusione dal regime fiscale delle società di comodo, fino alla riduzione degli accertamenti basati su presunzioni semplici. La distribuzione all’interno dei diversi settori economici conferma le tendenze osservate negli anni precedenti: ad esempio, per quanto riguarda i professionisti, più della metà di coloro che hanno ottenuto un voto di “8” o superiore costituiscono una percentuale significativa dell’intera categoria.

Cos’è il concordato preventivo biennale

Si tratta di un accordo che coinvolge milioni di partite Iva e piccole imprese, consentendo loro di sospendere il pagamento delle imposte per un periodo di 2 anni, con l’obiettivo di stabilire una relazione più collaborativa con l’amministrazione finanziaria. L’adesione al concordato preventivo è aperta a tutti, indipendentemente dalla loro situazione fiscale. Secondo quanto dichiarato dal consiglio dei Ministri, questo nuovo approccio fiscale mira a promuovere la cooperazione tra il fisco e i contribuenti, cercando di bilanciare la necessità di raccogliere entrate fiscali con il sostegno alle imprese durante periodi di difficoltà economica.

Per essere ammessi al concordato, i contribuenti soggetti agli Indici Isa devono soddisfare un criterio fondamentale: non devono avere debiti fiscali superiori a 5.000 euro relativi ai tributi gestiti dall’Agenzia delle Entrate, compresi interessi e sanzioni, oppure devono estinguere tali debiti se già presenti. I debiti inclusi in sospensione o rateazione non sono considerati nel calcolo di tale limite fino alla scadenza dei relativi benefici.

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