Bonus auto, la burocrazia blocca gli eco-incentivi: possibile partenza ad aprile

I tempi per il nuovo programma di incentivi per l’acquisto di auto ecologiche, annunciato il primo febbraio dal ministro Adolfo Urso, rischiano di subire prolungamenti. Inizialmente previsto per entrare in vigore entro marzo, il percorso di questo provvedimento è stato rallentato da ritardi burocratici. Il Ministero delle Imprese non ha ancora ricevuto i necessari pareri tecnici da quelli dell’Economia, dell’Ambiente e delle Infrastrutture, tutti coinvolti direttamente nell’emanazione di questo provvedimento congiunto. Al momento, tale proposta non è ancora stata sottoposta al Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva.

I motivi dei ritardi

Il governo aveva inizialmente pianificato di avviare entro metà marzo il piano da 950 milioni di euro, ideato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, insieme all’erogazione dei relativi bonus. Tuttavia, negli ultimi giorni si sono verificati ritardi nel definire e far approvare dal Consiglio dei Ministri il decreto necessario per sbloccare i fondi, principalmente a causa di questioni burocratiche.

Nel processo decisionale che coinvolge i ministeri competenti – oltre a quello delle Imprese, ci sono l’Economia, le Infrastrutture e l’Ambiente – non tutti i pareri necessari per completare la stesura del decreto sarebbero stati ancora consegnati al dicastero di via Veneto. Questi pareri sono essenziali non solo per garantire l’aderenza alle normative giuridiche, ma anche per apportare eventuali correzioni.

Si prevede che tali documenti verranno consegnati nelle prossime ore, poiché c’è pressione da parte del Ministero delle Imprese per accelerare il processo. Tuttavia, l’iter e la tempistica necessaria per la registrazione del decreto, specialmente per il passaggio alla Corte dei Conti, finiranno comunque per ritardare l’avvio degli aiuti agli automobilisti. Questo costituisce un problema anche per le case automobilistiche e i concessionari, che devono decidere se concedere gli incentivi mensilmente. Come è successo con Stellantis, quando entrò in polemica il governo Meloni per il ritardo degli incentivi.

Nonostante ciò, a via Veneto si è ottimisti riguardo alla risoluzione degli ultimi ostacoli a breve termine: l’obiettivo è portare il decreto al Consiglio dei Ministri già alla prima riunione utile. Nel frattempo, si sono registrate, seppur in modo marginale, alcune modifiche allo schema iniziale presentato dal ministro Urso all’inizio di febbraio durante il tavolo dell’automobile.

Le modifiche al bonus auto

Tra le principali novità, la decisione di reintrodurre un bonus per il retrofit, cioè il kit di conversione da benzina a elettrico o GPL, con un fondo complessivo di dieci milioni di euro sui 950 milioni totali stanziati. Inoltre, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha aumentato a 50 milioni di euro il fondo destinato alle società di noleggio a lungo termine, che non avevano potuto beneficiare delle rottamazioni avviate negli anni precedenti.

Nel complesso, per quanto riguarda le utilitarie e le vetture di segmento A, B e C con prezzo di listino fino a 35.000 euro IVA esclusa e motorizzazione endotermica con emissioni comprese tra 61 e 135 g/km di CO2, il piano prevede incentivi da 1.500 a 3.000 euro per la rottamazione di veicoli Euro 0-4. Per le vetture ibride e plug-in con emissioni tra 21 e 60 g/km di CO2 e costo massimo di 45.000 euro, i bonus variano da 4.000 a 8.000 euro (senza rottamazione), e da 5.000 a 10.000 euro per i beneficiari con un reddito ISEE inferiore a 30.000 euro.

Le maggiori incentivazioni, come richiesto dalle case automobilistiche, sono riservate ai veicoli a trazione elettrica con emissioni fino a 20 grammi per chilometro, sempre con un limite massimo di acquisto di 35.000 euro. In questo caso, i contributi vanno da 6.000 euro per chi non deve rottamare un veicolo fino a 11.000 euro, aumentando fino a 13.750 euro per coloro con un ISEE inferiore a 30.000 euro.

Per il Ministero, alcuni fondi finiranno più in fretta

Anche durante la sessione davanti alla commissione Attività produttive della Camera nei giorni scorsi, il Ministro Urso ha ribadito che “il piano mira a orientare gli incentivi verso le automobili prodotte nel nostro paese”. Ha aggiunto ulteriormente: “Siamo stati molto chiari con Stellantis, miriamo a un aumento della produzione già da quest’anno”.

Secondo le stime che circolano presso il Ministero delle Imprese o tra i sindacati, circa il 40% delle risorse complessive sarà destinato a veicoli prodotti negli stabilimenti nazionali. Pertanto, il Ministero delle Imprese desidera effettuare un primo monitoraggio già a maggio per valutare l’impatto dei bonus sull’industria automobilistica italiana. Solo con dati concreti si deciderà se modificare o confermare il bonus anche nel 2025, come richiesto ad esempio da Stellantis nell’ottica di promuovere le automobili elettriche.

Se non si registrerà un aumento della produzione, ha chiarito Urso, “l’anno prossimo queste risorse saranno destinate a coloro che intendono investire nell’intera filiera dell’automotive, compresa la componentistica, oppure per cercare un secondo produttore in Italia”.

Data la domanda prevista, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) si presume che il fondo di 283 milioni di euro destinato agli aiuti per i veicoli con motorizzazione tradizionale si esaurirà entro un mese. C’è preoccupazione che non tutti i fondi previsti per le auto ibride plug-in (150 milioni di euro) e per le auto elettriche possano essere utilizzati entro la fine dell’anno.

Nel caso delle auto ibride plug-in, il problema principale è rappresentato dal numero limitato di modelli disponibili nei listini delle case automobilistiche. Per quanto riguarda le auto elettriche, il nodo cruciale riguarda il limitato interesse nei confronti delle auto completamente elettriche: a gennaio, sono state immatricolate meno di 3.000 auto di nuova generazione, con una diminuzione delle vendite del 39,3% rispetto all’anno precedente. A via Veneto, c’è una forte preoccupazione che nemmeno l’alto incentivo – fino a 13.750 euro – possa cambiare le abitudini degli italiani nei confronti delle auto elettriche.

Rottamazione auto, come fare per usufruire del bonus

È importante ricordare che la rottamazione è obbligatoria per coloro che desiderano acquistare veicoli con motore termico e ibrido, con emissioni comprese tra 61 e 135 g/km di CO2. Tuttavia, il veicolo da rottamare deve essere intestato all’acquirente del nuovo veicolo o a un familiare, e deve essere classificato come inferiore alla normativa Euro 5. La rottamazione di questi veicoli sarà consentita solo con l’acquisto di un veicolo delle prime due fasce (0-20 e 21-60 g/km), e potranno accedervi solo coloro che hanno un Isee inferiore a 30.000 euro.

Dalla presentazione della richiesta di contributo fino all’inserimento della targa nel processo di immatricolazione non dovrà trascorrere più di 270 giorni, altrimenti si rischia la decadenza dell’incentivo. Il governo ha anche confermato i limiti massimi di prezzo di listino, IVA esclusa:

Fasce di emissioni da 0 a 20 g/km: massimo 35.000 euro (equivalenti a 42.700 euro IVA inclusa).
Fasce di emissioni da 21 a 60 g/km: massimo 45.000 euro (equivalenti a 54.900 euro IVA inclusa).
Fasce di emissioni da 61 a 135 g/km: massimo 35.000 euro (equivalenti a 42.700 euro IVA inclusa).

Alla firma del contratto, l’acquirente dovrà attestare il suo impegno a mantenere la proprietà del veicolo acquistato per almeno 12 mesi. In caso di vendita prima della scadenza di questo periodo, sarà necessario restituire il contributo ricevuto. Il veicolo acquistato con l’incentivo potrà essere intestato anche a una persona diversa da quella a cui era intestato il veicolo da rottamare, a condizione che entrambi i soggetti facciano parte dello stesso nucleo familiare.

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